Ernesto Zevola è un fotografo che potremmo definire un “esteta del quotidiano”. Sebbene non sia un fotografo di professione ha guadagnato una certa notorietà negli ambienti artistici per la sua sensibilità visiva, venendo spesso soprannominato il “Monet della fotografia”. Si caratterizza per i tratti distintivi del suo stile e la sua visione “Impressionista”
Il paragone con Monet non è casuale. Zevola non cerca la semplice documentazione della realtà, ma punta a catturarne l’essenza attraverso un uso sapiente dei colori e delle forme. Le sue immagini tendono a trasformare paesaggi o dettagli comuni in visioni quasi pittoriche, dove la luce e l’atmosfera prevalgono sulla nitidezza didascalica.
Con le sue opere cerca la bellezza nell’ordinario. La sua filosofia si basa sulla capacità di “stare a guardare” il tempo che passa per scovare spunti di bellezza nella realtà di tutti i giorni. I suoi scatti sono spesso caratterizzati da minimalismo dato che riesce a trasmettere emozioni forti utilizzando pochissimi elementi compositivi. Anche relativamente a Dettaglio e Prospettiva, ha un’attenzione quasi maniacale per i particolari che normalmente sfuggono all’occhio distratto.
Con la sua visione artistica cerca di superare il confine tra fotografia e pittura. Questo dialogo tra le arti influenza profondamente il suo modo di comporre l’immagine, rendendo i suoi scatti molto vicini a delle tele d’autore.
Ha con la fotocamera un approccio emozionale.
Per lui la fotografia è un atto di “libertà” e un modo per raccontarsi. Nonostante utilizzi attrezzatura professionale (è un appassionato utilizzatore di fotocamere Nikon), il suo focus rimane sempre sul coinvolgimento emotivo dell’osservatore, cercando di dare “voce all’anima” di luoghi, volti e territori.
In sintesi, è un fotografo che fà della tecnica un mezzo per raggiungere una poesia visiva e astratta, Ernesto Zevola è un esempio interessante di come la fotografia possa “dipingere” la realtà anziché limitarsi a copiarla.